Guida nostrana all’autostop

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Una compendio poco serio all’arte dell’autostop..,

Non preoccupatevi dell’imbarazzo iniziale perché, prima di quanto pensiate, sorridere con il pollice sollevato a decine, decine e decine di sconosciuti, vi sarà così familiare tanto da credere che quello sia sempre stato il vostro posto nell’universo.

Se le ore passano senza alcun risultato, non scoraggiatevi, una macchina con il vostro nome scritto sopra sta arrivando, è solo in ritardo.

Nel caso della presenza di un altro autostoppista potrete scegliere fra queste tre opzioni:

1) Aspettare il vostro turno.

2) Unirvi a lui.

3) Porsi ad un centinaio di metri prima di lui, ma attenzione cercherà di fare altrettanto, siate scaltri; e una volta ottenuto il passaggio, che arriverà, potrete gridargli il sempre verde, catartico, internazionale “SUCAAA!!!”. Non sarà  un comportamento encomiabile, ma dà molta soddisfazione.

In presenza delle forze dell’ordine ponete la vostra attenzione verso tutt’altro, tipo una crepa nel selciato o una nuvola nel cielo. Non incrociate il loro sguardo, non si può sapere come reagiranno (Rambo docet).

Se utilizzate un cartone su cui scrivere la vostra meta, accertatevi che la scritta sia ben visibile, inoltre potrete decorarlo con dei fiorellini raccolti sul ciglio della strada, o disegnarvi un piccolo smile. In Francia aggiungete un merci, sembra lo apprezzino molto.

Se non è necessario evitate occhiali da sole o di tenere una mano in tasca, presentarsi troppo arroganti o dando l’impressione di nascondere qualcosa non è un buon biglietto da visita.

Non preoccupatevi della conversazione una volta a bordo, perché l’autista potrebbe non essere interessato a parlarvi. Se non parlate l’idioma in uso al paese in cui vi trovate e non ne conoscete altri, la conversazione cadrà presto in un concordato silenzio. Se il vostro benefattore soffre di incontinenza verbale e non capisce o non vuole capire che voi non capite, sorridete e annuite, in fondo vi sta offrendo un passaggio.

Per quanto riguarda la paura non ci sono consigli da darvi, se l’avete ve la tenete, ma ricordatevi che loro hanno più paura di voi.

Per approfondimenti consigliamo il libro Guida gallattica per autostoppisti di Douglas Adams.

 

 

 

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Viaggiando si impara

DSC06085 Il viaggio ha molto da insegnare a chi vuole ascoltare.

Impari che la stanchezza e i disagi esterni non giustificano il nervosismo.

Impari a programmare la prossima tappa, ma restando pronto ad un eventuale cambiamento, perché  questa è  l’essenza del viaggio, il suo essere fluido e mutevole.

Impari che tutto il mondo è  paese.

Impari a riconoscere la natura infingarda delle aspettative.

Impari che le difficoltà  possono rallentarti, demoralizzarti, sfinirti, ma non fermarti e voltandoti ne avrai la conferma.

Impari che tutto quello che credevi non avresti mai fatto, in realtà era solo un limite della tua mente.

Impari quanto la paura sia una lente deformante che distorce il mondo e le persone che lo abitano.

Impari il valore dell’incontro e quanto basti poco per entrare l’uno nella storia dell’altro.

Impari a condividere, perché  come scrisse Christopher McCandless poco prima di morire “la felicità  è reale solo se condivisa”.

 

 

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