Fischiare nel buio non porta luce

bn5tw4kb3bvTre mesi sono passati dal nostro arrivo al Manjushri Kadampa Meditation Centre e altri due ce ne  attendono prima della nostra partenza prevista il 1° d’aprile, direzione nord verso le Highlands scozzesi-la terra dei Gaeli.

In un ambiente di spirituale ispirazione come quello in cui ci troviamo, dove le dinamiche relazionali sono diventate il centro di questa nostra esperienza inglese, non poteva mancare un pensiero in merito all’amore, inteso come inclinazione profonda e disinteressata  per tutto ciò che ci circonda.

Ad aiutarmi ci sarà Erich Fromm, psicoanalista e intellettuale del secolo scorso, il quale parlava dell’amore non come un’emozione rivolta verso qualcuno, ma come atteggiamento generale, come l’unica e soddisfacente risposta al problema dell’esistenza umana.

“Nella civiltà occidentale contemporanea, l’unione col gruppo è la maniera più freguente per superare l’isolamento. È l’unione in cui l’individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se io sono uguale agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine.” (L’arte d’amare)

Nella vita di tutti giorni è facile dar per scontate le nostre relazioni, la routine tende ad illuderci che il quotidiano si ripresenterà tale e quale anche l’indomani e il giorno dopo e quello dopo ancora, sebbene confidiamo nel grande cambiamento. “Dobbiamo prefiggerci come scopo, non di raggiungere la sicurezza, ma di riuscire a sopportare la mancanza di sicurezza” Erich Fromm. Scopo necessario per liberarci da due grandi ingannatrici: Illusione e Aspettativa.

Qui al Manjushri la transitorietà del momento ci è più evidente, perché sappiamo che un giorno ognuno di noi riprenderà la propria strada, e in virtù di questa silenziosa consapevolezza si intrecciano storie e si creano legami. In questa sovraesposizione esistenziale si cerca di abbattere il muro della solitudine nella speranza di cogliere la nostra stessa esistenza nello sguardo dell’altro e sapere di esistere.

“Dare è la più alta espressione di potenza.
Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere.
Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia.
Mi sento traboccante di vita e di felicità.
Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo.”

Per quanto banale un saluto, una pacca sulla spalla o chiedere semplicemente come stai, possono fare la differenza. Dare senza condizioni, senza aspettative, dare come atto disinteressato. Forse è questo un modo per riconnettersi alla vita, perché fischiare nel buio non porta luce.

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