Una canzone al chiar di luna

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Camminare nel cuore della notte, in un bosco spogliato della sua pelle dal freddo invernale e illuminati dalla luna ascoltare un’antica canzone russa. In quel momento ogni cosa era al suo posto, proprio dove doveva stare.

Taryn sarebbe partita per il South Africa e per l’occasione è stata organizzata una serata di commiato nel paese di Ulverston a circa cinque chilometri dal nostro centro.

Preso un taxi – causa pioggia – arriviamo al pub The Piel Castle Inn, un anonimo locale la cui unica peculiarità è un grande camino a legna e che il giovedì un’attempata coppia organizza con un improponibile repertorio di karaoke.

Tra noi è presente anche il monaco Kelsang Rigzin, che inverosimilmente si scola due birre (analcolioche) come se non ci fosse un domani. Tra bevute, foto e le nostre inguardabili, inascoltabili e grottesche esibizioni, la serata prosegue a ritmo allegro ma non troppo.

Rimaniamo solo una manciata, il resto del gruppo fa ritorno al centro, e così ci trasferiamo al The Sun Inn, pub odioso tra l’hipster e il pottino. Tra una tequila e l’altra, io e l’amico Giorgos Varvatsoulis, un ragazzo greco che ancora non ho capito che cosa si faccia in un centro buddhista, riceviamo una proposta per un mènage à trois da un’allegra e alticcia ragazza, che però vedrà infrangersi il suo sogno erotico.

Nel frattempo la pioggia è cessata, lasciando spazio ad una luna piena in movimento verso il termine del suo ciclo quotidiano – almeno su questo versante geografico.

L’ora è tarda e decidiamo di ritornare a piedi tagliando per il bosco, ed qui che Sasha, una ragazza del Tajikistan, trapiantata in Russia e infine trasferitasi in Spagna, si lancia in un antico canto russo. Spettacolare.

All’arrivo ci facciamo silenziosi e sommessamente ritorniamo nei nostri alloggi. Stefan, un ragazzo tedesco di diciotto anni, mi confida con voce rotta dall’emozione, che non vorrebbe andarsene e perdere tutti quanti noi. Vorrebbe cristallizzare questo momento senza una data di scadenza. Ma questa è soltanto una parentesi della vita di ognuno di noi, ma è grazie a questa sua natura transitoria che ricorderemo con profondo affetto, tutte le persone e le esperienze avute con loro, l’inverno 2016.

Tra le cose che ricorderò ci sarà sicuramente Taryn, la protagonista della serata, un ragazza con un cuore enorme e a cui auguro che possa far pace con i fantasmi del passato.

E ricorderò un canto russo al chiar di luna.

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